domenica 3 febbraio 2019

                    SVILUPPO SOCIALE (psicologia)

Lo sviluppo sociale riguarda la capacità di interagire con altri, di costruire dei legami stabili, di fare proprie regole, valori, simboli della società di appartenenza. Possiamo individuare alcune fasi principali nello sviluppo della dimensione sociale. La prima va dalla nascita ai 2 anni.
Nel primo anno di vita, per un bambino è più semplice integrare con un adulto piuttosto che con un coetaneo. Diversi sono gli elementi che influenzano l'individuo, si può parlare di reti di influenze che interagiscono e sono multidirezionali: i vari soggetti creano una sorta di rete di relazioni tra loro.
Gli individui, influenzano i sistemi che li circondano, ma a loro volta ne sono influenzati, per cui le caratteristiche di una persona, oltre a essere il prodotto dello sviluppo, indirettamente ne determinano l'orientamento. Uno degli esponenti principali dell'approccio ecologico è Urie Bronfenbrenner che considera l'ambiente sociale dell'individuo come il contesto dello sviluppo. Le interazioni tra i componenti di microsistemi diversi avvengono in quello che gli psicologi "ecologici" chiamano mesosistema. Secondo lo psicologo americano Kenneth Dodge l'interazione sociale fra pari è un compito che presenta molti problemi. Egli infatti propone un modello di competenza sociale secondo il quale i bambini sin da piccoli ricevono una serie di stimoli che vengono elaborati internamente e tradotti esternamente in un comportamento a cui fa seguito l'elaborazione che ne fanno i coetanei. 
Durante il periodo dell'adolescenza il ragazzo ricerca la propria identità personale e l'autonomia.
Già nella preadolescenza vi sono le prime manifestazioni della sessualità e i/le ragazzi/e entrano nello stadio operatorio formale nel quale vengono affinate le capacità logiche, di astrazione e di confronto e vengono esercitate le prime critiche verso le idee e i comportamenti degli adulti. Durante l'adolescenza acquista molta importanza il sentimento dell'amicizia, infatti le relazioni con i coetanei rafforzano il senso d' identità. 

 

                  SVILUPPO EMOTIVO (psicologia)

Le emozioni possono essere definite come stati complessi dell'organismo caratterizzati da fattori psicologici e fisiologici: la paura, per esempio, è uno stato mentale accompagnato da modificazioni fisiche quali un maggior afflusso di sangue ai muscoli scheletrici, l'aumento della produzione alcuni ormoni e l'aumento del battito cardiaco.
Secondo l'evoluzione Darwiniano, la funzione delle emozioni è quella di produrre una risposta rapida ed efficace anche a fronte di una situazione di emergenza, per salvaguardare la sopravvivenza individuale.
Nei processi di valutazione entrano in gioco le emozioni: tenderò a considerare un oggetto o un evento bellino brutto a secondare fatto che mi piaccia o meno, che si colleghi a esperienze emotivamente positive o negative.  Fin dalla nascita bambino sembra predisposto alla relazione con altri esseri umani alla comunicazione di emozioni come la rabbia, la gioia, la tristezza, la paura e il disgusto. Lo scambio conta madre è di importanza basilare per lo sviluppo emotivo del bambino: la madre fa da specchio per le emozioni del bambino.
Si può definire il sé come la totalità delle componenti psichiche individuali che permettono di fare proprie le esperienze esterne, riuscendo a distinguere ciò che appartiene a se stessi ciò che appartiene alla realtà esterna. Katherine Bridges esponente della teoria della differenziazione, sostiene che i bambini al momento della nascita, provano una sorta di generica eccitazione.
Secondo invece il bambino è fin dalla nascita in grado di provare interesse, gioia, disgusto e dispiacere.

                               DURKHEIM (sociologia)

Émile Durkheim è stato un sociologoantropologo e storico delle religioni francese. La sua opera è stata cruciale nella costruzione, nel corso del XX secolo, della sociologia e dell'antropologia, avendo intravisto con chiarezza lo stretto rapporto tra la religione e la struttura del gruppo sociale
"I fatti sociali consistono in modi di agire, di pensare e di sentire esterni all'individuo, eppure dotati di un potere di coercizione in virtù del quale si impongono su di lui". Sono quindi aspetti della vita quotidiana (e sociale, per l'appunto), "rappresentazioni psichiche collettive", sovraindividuali e coercitive, che coinvolgono un gruppo sociale. Sono sintesi di fattori individuali, ma non la somma di essi. Il potere coercitivo del fatto sociale si esprime in norme, consuetudini, idee collettive, etc. In Le regole del metodo sociologico (1895) Durkheim espresse la sua volontà di individuare un metodo che stabilisse il carattere scientifico della sociologia. Tale metodo non sarebbe stato, però, quello matematico-sperimentale; la sociologia dovrebbe quindi essere metodologicamente autonoma. Durkheim è convinto che la realtà sociale possa essere adeguatamente interpretata soltanto se si è capaci di uscire dal recinto della speculazione teorica per immergersi nell'indagine empirica.
fenomeni sociali devono essere analizzati con una visione olistica, non singolarmente ma come parti di un tutto, allo stesso modo di come avviene per lo studio biologico di un organismo vivente. Sotto questo aspetto la società è qualcosa di più della somma delle sue parti, cioè degli individui. Coniato come motto del proprio approccio il principio: "Studia i fatti sociali come cose!", Durkheim presta attenzione allo studio rigoroso degli oggetti e di qualunque evento della società. Durkheim considera i valori e i costumi come un tessuto connettivo per la società.Un altro passo importante è quello di distinguere i fatti sociali in:
  • Normali = fatti diffusi che coincidono con la fisiologia dell'essere sociale
  • Patologici = fatti che subiscono modifiche e che non sono comuni
Si parla inoltre di anomia, ovvero l'assenza di leggi che regolino la società. Esistono due criteri fondamentali per vedere se un fatto è normale o patologico:
  1. Criterio della diffusione: verificare quanto è diffuso il fatto
  2. Criterio dell'osservazione: osservare il livello di sviluppo della società

                        UMANESIMO (pedagogia)

L'affermazione dell'umanesimo e della sua proposta educativa in Italia pone numerose questioni di carattere storico. Il medioevo appare come un periodo lungo e oscuro ella civiltà europea.
Furono gli umanisti a diffondere un atteggiamento di critica aspra della cultura medievale, specialmente nei suoi aspetti teologici e l'esigenza correlativa di un pensiero e di una nuova concezione del mondo e della vita. Grandi umanisti, come Petrarca, fece diventare patristica una via alternativa al corso assunto dal pensiero medievale nelle grandi sedi universitarie della scolastica: questa svolta consenti di cogliere nuovamente l'importanza e la bellezza intrinseche della cultura classica. Un elemento da ricordare per comprendere appieno le varie componenti che stanno alla base dell'umanesimo è la forte incidenza di nuovi movimenti religiosi.
Il caso del rapporto tra le discipline eredi del trivio e del quadrivio medievali è eloquente al riguardo: l'umanesimo sottolineò la necessità di un insegnamento delle discipline letterarie su basi profondamente rinnovate. L'affermarsi delle scienze empiriche determinò uno sviluppo senza precedenti del quadrivio e il riconoscimento di un'istruzione tecnica dotatasi sedi e di tempi specifici.

lunedì 19 novembre 2018

      JEAN PIAGET E IL COSTRUTTIVISMO (psicologia)

Jean Piaget ha analizzato in profondità lo sviluppo cognitivo evidenziando l'importanza delle strutture della mente: esse rivestono un ruolo fondamentale per l'acquisizione di informazioni nel processo di conoscenza della realtà. Lo sviluppo cognitivo del bambino è un continuo equilibrarsi. Piaget considera lo sviluppo mentale come una continua costruzione in cui agiscono alcune funzioni costanti. Piaget individua due meccanismi fondamentali alla base dello sviluppo: l'assimilazione e l'accomodamento. L'equilibrio tra loro due è chiamato adattamento.
Piaget esamina a fondo lo sviluppo e descrive in modo dettagliato le varie tappe dell'evoluzione del pensiero. Corrisponde a un periodo che va dalla nascita ai 2 anni circa. Sottolinea come affettività e intelligenza siano indissolubili.
Piaget individua le seguenti caratteristiche del pensiero infantile, fino a circa 8 anni.
Egocentrismo, realismo, animismo, artificialismo e finalismo.
Il contributo fornito da Piaget alla conoscenza dello sviluppo cognitivo del bambino è stato fondamentale. Studi successivi a Piaget hanno sottolineato che lo sviluppo cognitivo è differente nei singoli individui poiché le esperienze individuali, l'ambiente di riferimento e l'istruzione giocano un ruolo essenziale nella maturazione. Alcuni recenti studi sulla teoria della mente hanno evidenziato come già verso i 2 anni i bambini sappiano riconoscere le emozioni che può provare una persona.
La sua descrive dello sviluppo mette in luce come in tale processo l'individuo partecipi in modo attivo alla costruzione della realtà.

martedì 6 novembre 2018

                   IL COMPORTAMENTISMO (psicologia)

Lo sviluppo cognitivo avviene in stretta relazione con lo sviluppo fisico-motorio e con lo sviluppo affettivo e sociale del bambino. John Broadus Watson è considerato il fondatore del comportamentismo, in cui sosteneva un nuovo approccio allo studio dei fenomeni psicologici: oggetto di studio della psicologia sono i comportamenti manifesti che possono essere osservati e analizzati in modo obiettivo e scientifico. Watson prende spunto dagli esperimenti del fisiologo ed etologo russo Ivan Pavlov. Qualche anno più tardi Burrhus Frederic Skinner approfondisce lo studio del condizionamento operante, cioè quella per il quale il soggetto produce una risposta che ha un effetto sull'ambiente. La maggior parte dei nostri comportamenti sono appresi nel corso degli anni, attraverso forme di condizionamento classico o operante. Le teorie riconducibili all'impostazione comportamentista sono chiamate teorie dell'apprendimento.
Le teorie dell'apprendimento sociale sottolineano dunque la correlazione tra sviluppo, esperienza e ambiente. L'approccio comportamentista oggi risulta poco soddisfacente per spiegare lo sviluppo cognitivo.

domenica 4 novembre 2018

                         MAESTRI E ALLIEVI (pedagogia)

La letteratura era per i medievali l'attività principale di apprendimento. La letteratura non solo era una tecnica specifica di studio, ma rappresentava la strada maestra per la conoscenza della verità.
Ugo di San Vittore ha delineato le tre forme della letteratura in uso nelle scuole per opera del docente.
La letteratura non è però l'unica forma di insegnamento, ma anche predicare e disputare.
La disputa rappresentava anzi il momento più importante e segnava il passaggio dall'argomentazione sulla base dell'autorità alla dimostrazione per mezzo della ragione.
Sul versante letterario, la disputa diede origine a un vero e proprio genere argomentativi e didattico, caratterizzato dalla raccolta di questioni intorno ad un determinato argomento.
L'evoluzione del ruolo del maestro, nella cultura pedagogica medievale, è di grande rilevanza.
Il maestro medievale non si considerava portatore di una visione personale del mondo, ma si collocava in una tradizione, di cui egli intendeva essere voce e che offriva ai giovani. Il fedele e continuo riferimento alla verità fa del maestro quel ch'egli deve essere.
Il rapporto tra maestro e discepolo è visto da Tommaso sotto l'aspetto del sapere e del progresso della conoscenza.
Il magister universitario è un di mestiere, che svolge una professione, nella quale ha competenza e autorità, e secondo la definizione di intellettuale.
Il magister doveva inoltre mantenere uno stretto legame tra la sua attività di ricerca e l'insegnamento, aveva un ruolo sociale e esercitando il suo compito in un luogo definito quale poteva essere la schola o lo studium.